Cosa è stata la pandemia? Cosa è avvenuto nei luoghi di formazione e di cura negli anni scorsi? Cosa possiamo imparare da quello che abbiamo vissuto? Sono le domande a cui sta cercando di rispondere la 3D del nostro Liceo e, insieme a lei, gli studenti di molte altre classi che hanno partecipato attivamente ai primi due incontri del modulo sulla pandemia che gli studenti e i docenti della 3D stanno portando avanti in questi mesi.

I primi due incontri hanno avuto dei relatori di eccezionale spessore: il dott. Paolo Malacarne, già primario del reparto di rianimazione dell’ospedale di Pisa e docente alla scuola di specializzazione di anestesia e rianimazione di Pisa, il dott. Guido Bertolini, epidemiologo dell’Istituto Mario Negri e membro del comitato tecnico scientifico della Regione Lombardia e il Professor Ivo Lizzola, docente di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità, del conflitto e della mediazione all’Università di Bergamo.

Nel primo incontro, il dott. Malacarne e il dott. Bertolini ci hanno raccontato la loro esperienza di medici che si sono trovati in prima linea fin dai primi giorni della pandemia. Lo hanno fatto con competenza ed estrema sensibilità, mettendo in evidenza i conflitti e i dilemmi etici a cui hanno dovuto rispondere: a chi dare il casco per l’ossigeno tra Valerio, un simpatico agricoltore settantenne, che aveva avuto l’ultimo disponibile nell’ospedale di Lodi, e un padre quarantenne in grave difficoltà respiratoria arrivato dopo di lui?

Ci hanno raccontato la loro esperienza, attraverso le parole scritte nelle scale della nostra scuola (Accoglienza, Fiducia, Relazione, Formazione, Cultura, Condivisione, Progetto, Futuro) e che, secondo il dott. Malacarne, leggono perfettamente anche la loro esperienza di medici, sia nelle situazioni quotidiane, che nel momento eccezionale della pandemia.

Venerdì 1 Aprile, si è svolto il secondo incontro, con il Prof. Ivo Lizzola, incontro incentrato stavolta su un altro luogo di cura, la scuola. La scuola ci ha detto il prof. Lizzola è un luogo che ha senso perché ha cura del futuro, il proprio per gli studenti, quello degli altri per i docenti. E’ luogo di cura reciproca tra gli studenti e di cura tra le generazioni. E’ il luogo in cui si possono ricucire le relazioni attraverso la consegna di memorie e responsabilità. Se la viviamo così, la scuola è una risorsa preziosa per la città, dentro cui agisce e per cui agisce.

Il prof. Lizzola ha concluso con un augurio che vogliamo fare nostro: “Auguriamo scuola a bambini e giovani, ucraini e russi e di tante altre parti del mondo adesso in guerra. Noi che la stiamo facendo, dovremmo impiegarla bene. Vi auguro di maturare il senso di ciò che facciamo, alzando la voce, prendendo la parola attraverso gesti concreti, non velleitari; facendo attenzione alla giustizia perché il conflitto non sia distruttivo. Vi auguro di trovare nella scuola la bellezza di tanti uomini e donne che hanno vissuto la pienezza dell’umano in tanti campi diversi”.